Guida pratica

Calcolare la tariffa giornaliera (TJM) e la tariffa oraria da freelance (Francia)

Un metodo in cinque passaggi per fissare la tariffa giornaliera (TJM) con i contributi francesi: reddito netto, spese, contributi, giorni fatturabili, con esempio numerico.

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«Quanto devo fatturare?» è la domanda che torna più spesso tra gli autonomi che iniziano. Un prezzo copiato da un concorrente o calcolato su un vecchio stipendio è quasi sempre troppo basso: dimentica i contributi, i giorni non fatturati e le spese. Questa guida propone un metodo in cinque passaggi per calcolare una tariffa giornaliera media (in francese «taux journalier moyen», TJM) e una tariffa oraria, con un esempio numerico che puoi rifare con i tuoi numeri. I contributi sono quelli della micro-entreprise francese (regime forfettario per piccole attività in Francia) e non valgono in Italia. Calcoli e aliquote al 19/10/2026.

Perché uno stipendio equivalente non basta

Un dipendente pagato 2.500 € netti al mese non costa 2.500 € al suo datore di lavoro: ci sono i contributi a carico del datore, le ferie retribuite, i festivi, la formazione. Per un autonomo tutto questo è a tuo carico, e in più devi trovare i tuoi clienti. Il riflesso giusto è quindi partire da ciò che vuoi guadagnare al netto, per poi risalire al fatturato necessario.

Passaggio 1: fissare il reddito netto desiderato

Scegli l’importo annuo che vuoi vedere arrivare sul tuo conto personale, prima dell’imposta sul reddito. Nell’esempio: 30.000 € all’anno, cioè 2.500 € al mese.

Passaggio 2: aggiungere le spese annuali

Elenca ciò che l’attività ti costa, esclusi i contributi sociali: attrezzatura, software, assicurazione professionale, conto bancario, eventuale commercialista, spostamenti, formazione, la «cotisation foncière des entreprises» (CFE, imposta francese sugli immobili delle imprese). Nell’esempio: 3.000 € all’anno. Le spese più dimenticate sono l’assicurazione, la formazione e il rinnovo dell’attrezzatura.

Passaggio 3: tenere conto dei contributi

Nella micro-entreprise francese i contributi sociali si calcolano come percentuale del fatturato incassato. Per una prestazione di servizi commerciale o artigianale, SheepOS applica nel 2026 un’aliquota del 21,2 % (valore rilevato dalle fonti ufficiali il 10/10/2026; da verificare sul sito dell’URSSAF, l’ente previdenziale francese, perché le aliquote cambiano e sono diverse per le professioni liberali). Le spese del passaggio 2 non si deducono dal fatturato: si pagano con ciò che resta.

Il fatturato da raggiungere è quindi:

Fatturato = (reddito netto desiderato + spese) ÷ (1 − aliquota dei contributi)

Nell’esempio: (30.000 + 3.000) ÷ (1 − 0,212) = 33.000 ÷ 0,788 ≈ 41.880 € all’anno.

Questo calcolo si ferma prima dell’imposta sul reddito, che dipende dal tuo nucleo familiare e dall’opzione scelta («versement libératoire», pagamento sostitutivo francese, oppure scaglioni). Tieni un margine per essa. Per stimare con precisione i tuoi contributi, usa il simulatore dei contributi micro-entrepreneur.

Passaggio 4: contare i giorni realmente fatturabili

È qui che si sbaglia di più. Un anno conta circa 260 giorni lavorativi (52 settimane di 5 giorni). Nell’esempio:

Voce Giorni
Giorni lavorativi nell’anno 260
Ferie (5 settimane) − 25
Festivi che cadono in settimana (ordine di grandezza) − 10
Malattia, imprevisti, formazione − 10
Giorni lavorati 215
Tempo non fatturabile (ricerca clienti, preventivi, gestione): 25 % − 54
Giorni fatturabili ≈ 161

Il tempo non fatturabile è un’ipotesi: per un autonomo che inizia è spesso più alto, perché deve cercare i clienti. Misura il tuo su qualche settimana invece di indovinarlo.

Passaggio 5: dividere

TJM = fatturato necessario ÷ giorni fatturabili

Nell’esempio: 41.880 ÷ 161 ≈ 260 € IVA esclusa al giorno. Per una tariffa oraria, dividi per la durata di una giornata fatturata: a 7 ore, circa 37 € all’ora. Se sei soggetto a IVA, aggiungila sulle tue fatture; non fa parte del tuo reddito (vedi l’IVA francese: le basi).

Testare il proprio prezzo

Il risultato è un minimo, non un prezzo di mercato. Tre verifiche utili:

  • Confronta con le tariffe praticate per incarichi simili nel tuo settore. Se il mercato paga meno del tuo minimo, devi ridurre le spese, ampliare le prestazioni o puntare ad altri clienti.
  • Simula la perdita di un cliente: se un cliente rappresenta un terzo del tuo fatturato, che cosa succede quando se ne va?
  • Passa al prezzo forfettario quando è possibile. Un prezzo a corpo legato a un risultato si vende meglio di una tariffa oraria e premia l’efficienza invece della durata. Il prezzo a corpo richiede un preventivo preciso: vedi fare un preventivo.

Verificare con i propri dati reali

Il metodo vale quanto valgono le tue ipotesi. Dopo tre-sei mesi, confrontale con la realtà: quanti giorni hai effettivamente fatturato, quale parte del tempo è andata persa nella gestione, quale cliente ti rende di più all’ora? Uno strumento che registra il tempo dedicato a ogni cliente e a ogni progetto risponde a queste domande senza foglio di calcolo.

Da ricordare

Una tariffa si calcola a ritroso: reddito netto desiderato, spese, contributi, poi divisione per i giorni realmente fatturabili. I numeri dell’esempio (30.000 € netti, 3.000 € di spese, 21,2 % di contributi, 161 giorni) sono ipotesi che sostituirai con le tue. Verifica le aliquote sulle fonti ufficiali prima di decidere.

Domande frequenti

Come si calcola la tariffa giornaliera?

Si parte dal reddito netto desiderato, si aggiungono le spese, si divide per uno meno l’aliquota dei contributi per ottenere il fatturato necessario, poi lo si divide per il numero di giorni realmente fatturabili.

Quanti giorni si fatturano realmente in un anno?

Molti meno dei 260 giorni lavorativi: dopo ferie, festivi, imprevisti e tempo di ricerca clienti e di gestione, l’esempio della guida arriva a circa 161 giorni, un’ipotesi da sostituire con la tua.

Il risultato include l’imposta sul reddito?

No. Il calcolo si ferma prima dell’imposta sul reddito, che dipende dal tuo nucleo familiare e dall’opzione scelta: tieni un margine.

Fonti ufficiali

Questa guida è un’informazione di carattere generale e non una consulenza fiscale, contabile o legale: gli importi sono indicativi e le regole cambiano. Verifica la tua situazione presso l’amministrazione competente o il tuo commercialista.

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